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Deffy

Ivy Leaves drumer
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Ilario De Fort

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Studio ingegneria meccanica, mi piace ascoltare e suonare musica Rock anni 70

Benvenuto nello Space di Ilario, il batterista degli Ivy Leaves.

Let's rock!

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--- wrote:
ecco..... bravo....
Oct. 2
--- wrote:
furbone... Space non Spece... che personaggi che siete...
Sept. 28
Photo 1 of 54
October 14

BIOGRAFIA...La continuazione....

Quello che segue sono gli ultimi aggioramenti sulla storia degli Ivy Leaves....Ovviamente il tutto è scritto con assoluta verità e da una persona oggettiva ( il nostro bassista Sorriso ).

Ricordo già da ora il nostro prossimo appuntamento al CALIFORNIA PUB,  8 NOVEMBRE, vi voglio tutti a fare casino!!!!!!!!!!...

 

 

.....La pluriennale esperienza che può vantare e le spiazzanti abilità di improvvisazione permettono a Ezio di inserirsi con estrema facilità nello spirito e nel repertorio del gruppo. Il suono penetrante del suo stile pageiano calzano a pennello facendo degli Ivy Leaves una macchina del tempo proiettata direttamente a trent’anni fa. Nonostante un background di preparazione molto limitato dalle note vicende interne, l’appuntamento tanto atteso con i “Festeggiamenti Settembrini” organizzati dal Comune di Fontanafredda viene affrontato con una grinta ed una voglia di ricominciare, che superano il valore dell’ingaggio e la mancanza di un pubblico che non abbia già maturato una pensione di anzianità, se escludiamo la cerchia di fedelissimi che animano sempre le loro esibizioni. E’ sempre e comunque un successo. Il fenomeno delle foglie di edera non lascia indifferenti i gestori dei locali e pub della zona, è infatti uno di questi, proprietario di un frequentatissimo locale della pedemontana e di un rock-club appena oltre il confine veneto, che viene profondamente colpito da un cd “demo”  fattogli  pervenire da un ancora sconosciuto fun più o meno consapevole del fatto che la registrazione contenuta non fosse propriamente degli Ivy Leaves.Ed è lui che contatta personalmente i membri del gruppo i quali colgono la fortuita occasione sapendo di ripagare ampiamente le aspettative del gestore ed accettano di partecipare dietro un importante compenso, ad una impegnativa trasferta nella lontana cittadina di Oderzo, sede del rinomato “Panno Club”. E’ una serata particolare: dapprima lo stupore nell’entrare nell’ambiente vasto ed elegante del club, poi, la tensione che accompagna il momento, vede un iniziale contrasto per motivi organizzativi tra il proprietario e l’ufficioso manager e tecnico della band Antonio “Tony” De Fort, il quale anche in questa occasione offre il suo generoso e spontaneo contributo in maniera completamente gratuita, sia perché spinto dall’orgoglio di essere partecipe all’ascesa di questi giovani, sia perché strettamente imparentato (padre) con il batterista ed in quanto egli stesso membro di un complesso musicale, fornitore di parte dell’attrezzatura tecnica. A questo si aggiunge l’accoglienza riservata dal gestore non all’altezza degli ospiti musicali, i quali, benchè visibilmente contrariati dall’impossibilità di accedere liberamente alle bevande ed alla cucina del locale ed accontentandosi di un formale “panino e birra”, esplodono sul palco investendo con la loro carica lo stesso proprietario che rimane estasiato dalla loro performance ed è proprio lui che, pur non retribuendoli la sera stessa per alcuni problemi di affluenza di pubblico e di incasso, rimandando il pagamento con una stretta di mano di discutibile garanzia sul futuro, si fa promettere da loro di salire il più presto possibile sul palco del secondo locale da lui gestito ancora più noto e frequentato, impegnandosi con un ingaggio forse anche superiore a quella sera, per alcuni parole dettate dalla pochezza della figura appena fatta: la data viene fissata per Novembre.

 

September 27

Ivy Leaves: LA NOSTRA STORIA

IVY LEAVES’ BIOGRAPHY---(da sbaccanarsi!!!)

 

Gli IVY LEAVES nascono all'inizio del 2004 come una cover band composta da tre diciottenni appassionati al rock-metal degli anni '70 e '80: Timoteo Frara alla chitarra e voce e Ilario De Fort alla batteria, entrambi di San Giovanni di Polcenigo, e Nicola Moro al basso di Budoia. La mancanza di un cantante solista e di una seconda chitarra è un forte limite ma nei primi mesi del 2005 si unisce al gruppo Ferruccio Ferro, un pordenonese di 21 anni con lo stesso amore per la musica e con il quale si instaura subito un buon rapporto. L'affiatamento di questo quartetto lo avvia verso cover dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath, dei Metallica e molti altri. Il gruppo si completa quando, poche settimane dopo l'arrivo di Ferruccio, entra a far parte della band Matteo Carlon, indispensabile chitarra ritmica. Il loro esordio li vede impegnati all’inizio dell’estate 2005 al concerto di istituto del Liceo frequentato da tre membri del gruppo, ma nei mesi successivi altre occasioni offrono agli Ivy Leaves l’occasione per mettere in mostra il proprio talento e acquistare confidenza con il pubblico. Oltre ad un concerto al campo sportivo di Budoia insieme alla più nota band degli “Oliver”, la Comunità Montana gli mette a disposizione una data all’interno del loro progetto “La Strada della Musica” che li conduce sino a Travesio con la promessa di un compenso in denaro (mai più ricevuto). E’ con Settembre che giungono i principali avvenimenti ai quali la band prende parte: primo fra tutti la “Sagra dei Sest” a Polcenigo, dove suonano nella serata dedicata ai giovani, sullo sfondo delle splendide montagne e del fiume che taglia il Paese. Di questa esibizione è rimasto il documento audio-visivo di un appassionato (che si è poi rivelato essere parente prossimo del batterista). Una settimana dopo eccoli nuovamente alla “Sagra dei Funghi” nella vicina Budoia ad aprire la serata giovani di fronte ad un pubblico ancora più numeroso. L’autunno e l’inverno seguenti si rivelano un periodo duro, la mancanza di stimoli e gli impegni universitari sembrano essere un duro ostacolo ai progressi della band. Dopo alcune settimane di velati contrasti, è Matteo che abbandona il gruppo, lasciando gli altri membri attoniti e delusi. Questo colpo apre la strada all’entrata di un grande chitarrista: Andrea Zanin, classe 1987, un talento nel calcio giovanile ma ancor più rapido sulla tastiera della sua Gibson. La voce straordinariamente "plantiana" di Ferruccio, e le tendenze  blues-rock dei due chitarristi fanno si che quelle modeste tracce trash-metal scompaiano definitivamente dal repertorio del gruppo. La perfetta intesa con cui opera il quintetto gli consente di ampliare la propria gamma di brani, l’affiatamento  prima apparentemente messo da parte torna prorompente e viene premiato quando nella primavera del 2006 vengono contattati per partecipare alla prima edizione di una iniziativa dedicata al grande Jimi Hendrix al teatro Pileo di Prata di Pordenone, che si prospetta essere un appuntamento annuale e dalla quale escono con un riconoscimento ed un invito a tornare. L’estate arriva, ma non si rivela così ricca di date: un primo concerto alla sagra di Coltura viene annullato per maltempo, ad un altro evento ad Aviano partecipano con successo ma senza il cantante ufficiale (sostituito da un sorprendente Timoteo). I mesi sembrano sfumati apparentemente in modo opaco fino alla straordinaria performance che li vede protagonisti una calda domenica sera alla già nota “Sagra dei Sest” di Polcenigo, quando la grinta e la bravura di questi giovani artisti esplode tra gli apprezzamenti di un pubblico trattenutosi fino a mezzanotte. L’autunno seguente non vede incrinarsi i rapporti tra i membri, le canzoni messe a punto aumentano considerevolmente. Ma è nel gennaio 2007 che arriva la prima data in un locale di Pordenone, dove da soli si esibiscono con successo: nuove canzoni e nuove emozioni. La corsa degli Ivy Leaves non sembra fermarsi… La scossa che hanno dato all’attività pordenonese fa meritare loro un’altra serata nella stessa, ma la carica che accompagna la performance travolge il vicinato e smuove persino le forze dell’ordine che irrompono arrogantemente e distruggono l’atmosfera del momento rivalendosi sul proprietario del locale e andandosene senza raccogliere il minimo consenso. La loro popolarità e le amicizie strette nel mondo dell’intrattenimento musicale provinciale li conducono sul palco del Bowman Pub di Brugnera. Le persone strette all’interno del locale e la schiera di fan abituali dicono tutto sull’esito dell’evento peraltro lautamente retribuito. Ma le sorprese non finiscono. Sono già cominciati i primi caldi estivi quando gli Ivy Leaves vengono contattati dapprima per essere protagonisti del 1° Beerfestival: anniversario di un frequentato locale della pedemontana sangiovannese, ma è la Luna che invece di rischiarare uno show sicuramente memorabile, li tradisce nascondendosi dietro nubi piovose; il vero trampolino di lancio che rende giustizia al loro talento arriva a breve distanza con la possibilità di rendere realtà uno spettacolo che si rinnova ogni anno per ritrovare la magia degli anni ’70. Ed è così che il loro nome compare nei manifesti e nel sito di Brudstock, una parola che è ormai leggenda nel pordenonese e nelle provincie vicine e che smuove migliaia di persone. Si preannunciava una serata indimenticabile, l’adrenalina alle stelle e spettatori che giungevano a fiumi, il privilegio di fare da spalla ad una star del firmamento della musica italiana come Gigi Rock e guadagnarsi il rispetto del popolo dei Led Zeppelin e dei Rolling Stones. Ancora una volta il tempo distrugge le speranze dei ragazzi del gruppo che sembrano quasi essersi attirati la malevolenza divina, sono ore di tensione, ogni prospettiva di uno show tramonta nei loro sguardi; quand’ecco: come tormentate dal rimorso del dolore causato, le nubi si diradano, le stelle brillano e la festa po’ avere inizio. Nonostante vengano ingiustamente scavalcati dalla guest star della serata che sfruttando il nome si garantisce la prima esibizione con un patetico concerto basato su strumenti suonati in maniera più o meno casuale in play-back da persone di dubbie capacità musicali, il loro momento giunge, una frenetica preparazione e via! Il pubblico in delirio, i flash sovrastano le luci di scena, un successo. La serata finisce con i meritati complimenti dell’organizzatore, una stretta di mano e la promessa di ritornare. L’apice dei primi sei mesi di esibizioni musicali sembra raggiunto, gli Ivy Leaves partecipano ad una sagra nella cittadina di Cordenons, attirati da false assicurazioni sull’effettivo valore della serata, caratterizzata da un’organizzazione ed una strumentazione di secondo livello che sanno comunque valorizzare nonostante la mancanza del cantante e sostituito dalla riserva con un talento da titolare: Timoteo. Anche la sagra di San Giovanni, il borgo che li ha visti nascere, ha l’onore di averli come coprotagonisti insieme ad altri di una serata dai contorni offuscati a causa di un pubblico spento dalla terza età ma tenuto comunque incollato alla sedia. Inaspettata giunge poi la richiesta di esibirsi nella città di Sacile, in occasione di alcune serate di manifestazioni. Ancora una volta, trasportati dall’entusiasmo di farsi conoscere ed essere apprezzati da un numeroso pubblico di passanti ed appassionati, vengono accolti da una organizzazione giudicata da molti come scadente e da un palcoscenico definito dalla voce stessa degli Ivy Leaves, Ferruccio, come “fatiscente”. Ma la parola data, per loro è un impegno, e dimostrando la serietà dei veri gruppi improvvisano un concerto sotto un portico al riparo dalla saltuaria pioggia, ed affrontano la situazione nonostante problemi di natura elettrostatica, sanitaria e di pubblica quiete. Come nella vita di un gruppo di successo, i momenti critici sono sempre in agguato. E’ Timoteo questa volta che, combattuto tra il gruppo e la carriera sportiva e universitaria nella lontana città di Udine, sceglie coraggiosamente la via del mens-sana-in-corpore-sano, lasciando un vuoto incolmabile all’interno di un cesto pieno di passione. Pericolose crepe sembrano incrinare l’equilibrio della band accompagnate da negative previsioni sui loro risvolti futuri. Ma è Ferruccio che sfodera un asso nella manica che può far fronte nell’impegnativo autunno che si prospetta davanti a loro e che li dovrà portare in tutta la provincia di Pordenone: Ezio, un amico di vecchia data, un tesoro che sembra sotterrato negli anni ’70, e che ha portato con sé tutto lo stile e il talento di un vero chitarrista, grinta e tecnica allo stato puro. Ed è così che luci appaiono in un buio orizzonte…